Il Calendario dell’Avvento di Backdoor 2019-12 dicembre

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12 dicembre – Purple Mountains “All My Happiness Is Gone”

https://www.youtube.com/watch?v=XvUBbROsXBw

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Ok, scusate. Non dovrei scegliere canzoni tristi e storie tragiche. Ma questo è un tributo necessario. La vita di David Berman è stata ricca e molto complicata. Ha fatto bei dischi sotto il nome di Silver Jews, scritto libri, ispirato i Pavement, disegnato cartoon, ed è riapparso quest’anno con un lavoro  intitolato come il suo nuovo progetto, Purple Mountains. Un disco bellissimo. Ma prima aveva sperimentato droghe, disagi personali, tentato il suicidio e rifiutato le cure (per correre al Loews Vanderbilt Hotel di Nashville e domandare la stanza dove Al Gore aveva preso residenza durante le elezioni perse nel 2000. Voleva morire lì…). Si era ripulito, ma aveva accumulato una enorme cifra di debiti. “Purple Mountains” è stato acclamato ovunque, ma David, poco prima di partire per il tour, si è ucciso nella sua stanza di Brooklyn. “Sad Song”, direbbe Lou Reed a cui, molto spesso, David assomigliava nelle ballate e nel tono della voce. Questo video è un addio preciso. Il testo non mente, guardiamolo negli occhi e ricordiamoci di lui.

 

 

 

 

 


Il calendario dell’Avvento di Backdoor 2019 – 11 dicembre

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11 dicembre-The Verlaines “Death And The Maiden”

https://www.youtube.com/watch?v=P96cFKd4irY

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Del pop neozelandese anni ’80 e di come sia giusto considerarlo uno dei grandi miracoli dell’umanità, parlo nel My Tunes (la mia longeva e vergognosamente autobiografica rubrica) del numero di Rumore https://rumoremag.com/ in edicola questo mese. Ma lì racconto i Chills e davvero non potevo immaginare di non dedicare un po’di gloria ai Verlaines, da Dunedin, la terza capitale dell’indie pop mondiale (le altre due? bè, ovviamente Glasgow e Olympia). Death And The Maiden, 1982,  è un inno assoluto e questo dovrebbe esservi chiaro dopo averla ascoltata, ma fissiamo insieme alcuni punti fondamentali.

1- l’importanza di alcune domande poste nel testo:

Ti piace Paul Verlaine?
Pioverà oggi?
Dobbiamo fare una foto?

2-sono tutti bellissimi

-Graeme Downes, che canta come un attore maledetto della Nouvelle Vague.

-Jane Dodd, incantevole bassista (oggi produce gioielli. Nel 1982 anche…) -prego andare a 3:48 quando fa il coro.

-la sequenza di volti femminili che scorre da 3:50 in poi. Cinematografia pura.

3-la presenza e l’importanza dei conigli

assolutamente riveriti e accarezzati

4-il tipo in montone e cravatta

a-chi l’ha invitato? (è palesemente fuori contesto)

b-l’aria (stile – eccomi qui, dai che stasera si carica) che assume a 2:20

c-lo sbadiglio da grullo totale a 2:34

d-che fine fa?

5-tutti che ballano benissimo

dai, è vero. Quello sulla finestra, poi. Imbattibile

6-il titolo

lo stesso di un dipinto di Egon Schiele, dove una donna abbraccia uno scheletro. Giocatevela in società, questa.

7-il verso finale

Finirai come Rimbaud
Fatti sparare da
Verlaine, Verlaine, Verlaine, …

che meraviglia.


Il calendario dell’Avvento di Backdoor 2019 – 10 dicembre

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10 dicembre-Lucio Corsi “Cosa Faremo Da Grandi”

https://www.youtube.com/watch?v=Ympb4Q-HhcM&t=302s

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Rieccoci. Torna il calendario dell’avvento di Backdoor, tradizione consolidata natalizia, come l’influenza, le playlist di fine anno e il panettone di farro (quello potete mangiarlo, come sempre, solo al party natalizio backdooriano a fine mattinata del 24). Un altro grande classico del periodo è “su chi punteresti per l’anno a venire”? e giù a snocciolare nomi e grandi promesse mai mantenute. Io, abitualmente, non ci becco mai, sono specializzato in dischi buoni per il “ripeschiamoli” di vent’anni da oggi. Quando saranno dimenticati da tutti e vivranno allegramente solo nei miei scaffali. Ma, pazienza. Quindi, per il 2019, dico Lucio Corsi. Toscano, efebico, un po’ Wes Anderson e un po’ Donovan. Il video è lungo e bello, Lucio comincia a cantare dopo tre minuti, ma confido nella vostra capacità di avere una soglia di attenzione degna del 900 e non di Spotify, quindi guardatelo tutto. Poi, per capire se ho indovinato su Lucio Corsi, ci rivediamo tra un anno. O venti.


Tom Zè

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Giovedì 7 novembre

ore 18,30

Libreria Bodoni, Via Carlo Alberto 41, Torino

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Giovedì 7 novembre alle 18:30 la Libreria Bodoni ospita la presentazione di Presentazione di Tom Zé. L’ultimo tropicalista (add editore) di Pietro Scaramuzzo. Intervengono Maurizio Blatto, giornalista, e Vincenzo Santarcangelo, collaboratore di Artribune e Doppiozero.

Torino -Tom Zé è il tropicalista dimenticato, il maledetto, lo sperimentatore che rompe le regole. Protagonista del movimento che nel ’68 brasiliano decretò la prima vera rivoluzione musicale dopo la bossa nova, rimase per vent’anni nell’oblio, finché David Byrne, leader dei Talking Heads, lo scovò durante uno dei suoi primi viaggi in Brasile. «Un pomeriggio a Rio mi capitò fra le mani un album di samba che in copertina aveva un’immagine con del filo spinato. Si distingueva dai dischi di quel genere musicale, che di solito avevano foto di ragazze in bikini o un ritratto del musicista. Mi chiesi se fosse un artista più irrequieto degli altri. Non mi sbagliavo del tutto».

Torino -Figura misteriosa e di culto per i fan sparsi in tutto il mondo, Tom Zé ha avuto una carriera oscillante, dal successo televisivo ai tour auto-organizzati nei piccoli centri della provincia.
Questa biografia ufficiale, frutto di anni di confronto tra l’autore e il musicista, traccia la sua rotta artistica e personale, dall’infanzia alle prime esperienze con la dodecafonia brasiliana di Hans-Joachim Koellreutter, agli appartamenti che traboccano utopia di São Paulo dove nascerà il movimento tropicalista che lo vede al fianco di Caetano Veloso e Gilberto Gil, all’ostracismo, fino alla riscoperta.

Nella costellazione di riferimenti e figure che compaiono nella vita di Tom Zé, si incontrano anche il manifesto antropofago di Oswald de Andrade, l’architettura di Lina Bo Bardi, l’innovazione pubblicitaria di Washington Olivetto, Glauber Rocha, Arto Lindsay, e l’universo Tom Zé è ancora in espansione.


Kim Gordon

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In occasione dell’uscita del suo album, ecco la recensione, courtesy by Francesco Vignani

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KIM GORDON

NO HOME RECORD

MATADOR

O dell’arte di fare giri larghissimi per tornare a casa, volendo. Lo faceva intuire in fondo l’espressione della Gordon – non bastasse, cercate le parole di fuoco dedicate all’episodio nella sua autobiografia – durante il finale di Teenage Riot nell’ultimo concerto di sempre dei Sonic Youth. Insieme a quel senso che per lei che più che per l’ex marito e soci davvero si stesse chiudendo un capitolo, se da lì in poi poco sarà riportabile al (larghissimo) perimetro della band di NY. Non i Body/Head, da cui neppure strizzando uscirebbe l’ombra di una melodia, e neppure i più atmosferici Glitterbust.

Che si torni però a casa è lei stessa a raccontarlo, parlando di un disco nato proprio come agli inizi degli anni Ottanta: una chitarra, una drum machine e testi copiati e incollati dalle riviste. E un tema di fondo legato al concetto di identità nel mondo moderno che chissà quanto involontariamente passa dall’universale al personale, se diverse sono le identità della stessa Kim Gordon qua in gioco. Quella newyorchese, malgrado non ci viva più da anni, con brani come Air Bnb e Earthquake a risalire filologicamente la storia della loro autrice fino ai momenti più frastagliati di Experimental Jet Set…dei SY e una Sketch Artist a rileggerla in chiave post moderna su un arrangiamento elettronico fra Liars e Anohni. Come quella della Gordon di oggi, meno dogmatica e più disposta a lasciarsi guidare: notevole ad esempio in zona il lavoro del produttore Justin Raisen nelle frustate ritmiche di Don’t Play It Back come nelle luci accese sul noise di Murdered Out. Con un finale quasi a metà strada, fra la stoogesiana Hungry Baby e il feedback devitalizzato di una Get Yr Life Back Yoga sul cui testo molto si ricamerà, ma a suo modo chiosa perfetta per il disco che non speravamo più di sentire da miss Gordon.

FRANCESCO VIGNANI

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Daniel Johnston

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Try to remember
But my feelings can’t know for sure
Tried to reach out
But it’s gone
Lucky stars in your eyes
I am walking the cow
I really don’t know how I came here
I really don’t know why I’m staying here
Oh, oh, oh
I am walking the cow
Tried to point my finger
But the wind was blowing me around
In circles
Circles
dj
In loving memory of Daniel Johnston (1961 – 2019)



Votazioni Finali Clienti Backdoor 2018

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VOTAZIONI CLIENTI BACKDOOR 2018

Miglior disco del 2018:

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1-Daniel Blumberg – “Minus”

 a seguire

 2- Low “Double Negative”

3- Tirzah “Devotion”

4- Bodega “Endless Scroll”

5- 1975 “A Brief Inquiry Into Online Relationship”

6- Beak “>>>”

7- Yves Tumor “Safe In The Hands Of Love”

8- Josh Rouse “Love In The Modern Age”

9- Laish “Time Elastic”

10-Beach House “7”

11-Rolling Blackouts Coastal Fever “Hope Downs”

12-Neneh Cherry “Broken Politics”

13-Sons Of Kemet “Your Queen Is A Reptile”

14-Ryley Walker “Deafman Glance”

15-Goon Sax “We’re Not Talking”

16-Parquet Courts “Wide Awake!”

17-Damien Jurado “Horizon Just Laughed”

18-The Saxophones “Songs Of The Saxophones”

19-Stephen Malkmus & The Jix “Sparkle Hard”

20-Kacey Musgrave “Golden Hour”

 

Miglior concerto dell’anno

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1-Fitness Forever (Astoria, Torino)

2-New Order (OGR, Torino)

 

Miglior canzone dell’anno

yves-tumor

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Yves Tumor – “Lifetime”

2-varie canzoni di Daniel Blumberg

 

Miglior disco italiano dell’anno

lungo-addio

 

 

 

 

 

 

 

1-Il lungo addio – “Tutti nuotammo a stento”

2-Riccardo Sinigallia “Ciao Cuore”

3-Nu Guinea “Nuova Napoli”

4-Spaccamonti/Arbeit “CLN”

Miglior ristampa dell’anno

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1-Heroin In Tahiti – “Casilina Tapes”

2-The Beatles “White Album”

 

Disko minkia

a parimerito:

 

aphex

cosmo

love-cd

 

 

 

 

 

Aphex Twin – “Collapse EP”

Cosmo – “Cosmotronic”

Thegiornalisti – “Love”

 

Il nuovo governo ti manda al confino per sei mesi. Scegli tu dove:

 

1-Bequia, Isole Saint Vincent/Grenadine, 1991: con Papa Winnie (il clima fa la differenza)

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2-Zapponeta, Foggia, 1973: con Nicola Di Bari

(comunque un buon risultato, c’è anche chi ne approfitterebbe per andare a trovare sua zia Donata e chi sceglie il 1973 perché annata di grandi squadre di calcio: il Borussia di Monchengladbach, Derby County di B.Clough, Leeds di Don Revie, Liverpool di B.Shankly e Juve del Barone e di Pietruzzo Anastasi)

zapponeta

nicola

 

 

 

 

 

3-Soletta, Svizzera, 1982: con i Krokus (scelto da chi vorrebbe tornare alle proprie origini metallare)

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4-Seul, Corea del Sud, 2012: con Psy (un solo voto…)

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Sei stato punito e incredibilmente finisci in un videoclip. Scegli tra:

 1-Window Licker. La tua faccia al posto di quella di Aphex Twin in bikini (ma con cautele tipo “vorrei conservare il pezzo di sotto del bikini)

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2-sei il prete di Dancing With Tears In My Eyes degli Ultravox! Ma poi muori, come tutti, per l’apocalisse nucleare (un buon risultato anche qui. Un’icona immortale, il prete del video)

ultravox-video

 

 

 

 

 

3-balli nudo/a con Beyoncè. Ma insieme a te, nudi, ci sono anche i suoi bodyguard (ci sono delle preoccupazioni maschili, ma giustamente una ragazza dice “Ovviamente con Beyoncè, piatto ricco mi ci ficco!”)

beyonce

 

4-interpreti Freddy Mercury in I Want To Break Free che fa la casalinga con i baffi (zero voti. Nessuno se la sente)

free

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Festa di Natale Backdoor

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Come ogni anno,

Siete invitati alla festa di Natale di Backdoor

Lunedì 24 verso fine mattinata

Tradizionale brindisi indie-rock, panettone di farro (e non solo), più squisitezze assortite

Purtroppo l’amministrazione Trump ha bloccato il Nostro Direttore alla frontiera,

quindi, ahinoi, niente regali texani.

Reagiamo con

IL NATALE DI CITTADINANZA

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Chi vuole, liberamente e senza impegno, porta un’idiozia (incartata) situazionista, brutta, assurda (sì riciclaggio, spesa minima) che verrà numerata, estratta e regalata tra i presenti direttamente dalla voce del Direttore stesso, in collegamento transoceanico da Houston.

 

Vi aspettiamo in ogni caso

Backdoor

(sempre aperti, anche domenica)